Cuore Compact – Settimanale di resistenza umana Febbraio – Aprile 1992
secondo anno di Cuore ci avvicina sensibilmente all’obiettivo che ci siamo prefissati: durare circa centocinquant’anni, così da avere la certezza di sopravvivere alla DC, alle sculture della Lollo e ai film dei Vanzina. Sopravvivere come giornale, naturalmente, visto che il direttore e qualche redattore, verso la fine del ventunesimo secolo, probabilmente saranno sostituiti da elementi più freschi
Questo della longevità è, per i giornali di satira (chissà, poi, se Cuore è veramente un giornale di satira…), un bel problema. Con qualche ragguardevole eccezione (il paradigmatico Canard francese, ormai monumento nazionale, e
‘appena defunto Punch inglese, fondato, pare, da Giovanni Senzaterra), i giornali di satira hanno vita breve. Essendo “giornali d’arte” dipendono dall’estro di chi li fa, e ai primi segni di menopausa creativa prima scricchiolano e poi crepano. I loro esausti produttori dichiarano amaramente che la satira è morta; salvo, il mese dopo, rimettersi febbrilmente a trafficare con il primo editore in transito per rifondare qualche altra divertente bufala.
Ma allora perchè mai Cuore dovrebbe durare di più? Facile: perchè siamo un giorale parassita. Perchè le sorgenti satiriche dalle quali questo fascicolo verdino attinge vita sono solo in parte autarchiche. Per l’altra parte, notevole, ci limitiamo a rubare idee a questo inesauribile paese, la cui vocazione alla canaglieria, di per sé, ancora non dice nulla, visto che è la mediocrità culturale con la quale la canagliera si auto-impacchetta a creare quel miracolo semantico che chiamiamo satira. Leggetevi (o rileggetevi) le ricche pagine de “II mio culo per un voto”, rassegna non competitiva di lenocinio elettorale, e vi renderete conto che questa meravigliosa terra meriterebbe non uno, ma cento giornali come Cuore, certa di poterli nutrire, settimana dopo settimana, di battute irresistibili, mostri dell’irragionevole, capolavori della truffa sociale. In fin dei conti, al di là di qualche magistrale rubrichetta satirica, delle migliori vignette in commercio e di titolazione niente male, Cuore è una diligente compilation di quanto produce, con formidabile continuità, la società italiana, da quella politica a quella costituita dalla cosiddetta gente”
Una rubrica come “Terziario avanzato” (intercettazioni dai telefoni cellulari) contiene da sola, ogni settimana, quanto sarebbe bastato a Rabelais per raddoppiare la mole del suo Gargantua e Pantagruele. E nel rettangolino del “Mai piu senza” (mini-museo a puntate dell orribile vacuità dei consumi) sono passate, ormai, tante prove a carico (nostro) da farci desiderare una condanna a vita.
Siamo troppo ridicoli per non meritarci, per almeno un altro secolo, questo ridicolo giornale.
MICHELE SERRA
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