Cuore Compact Settimanale di resistenza umana Raccolta 14 – 26 Maggio – Luglio 1991
Il secondo Cuore compact ha per mattatore indiscusso il presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Tre mesi così belli (maggio, giugno, luglio) con le prime abbronzature, i ritorno al salmastro, le montagne in fiore.
Tre mesi così belli, cazzo, abusivamente occupati dalla cosiddetta crisi istituzionale, primizia storica quanto mai grottesca: per la prima volta dai tempi dell’uomo di Cro-Magnon una classe dirigente intronata e squalificata si autodelega allo spodestamento di se stessa, il Palazzo d’Inverno si autoassalta, vecchi satrapi si fanno nuova classe dirigente così, oplà, con uno “snap” delle dita.
Rileggendoci, ci rendiamo conto di quanto spazio (troppo!) abbiamo dedicato a questa tragica buffonata, e quanto, di conseguenza, ne abbiamo sottratto a noi stessi, al salmastro e alle montagne in fiore. Solo chi fa satira può capire il vero dilemma (irrisolto) della satira: parlare da un altrove, ma parlare sempre di questa stessa brutta fogna che è il potere. Eccentrici, ai margini, ma sempre con lo sguardo puntato al centro. Fuori dall’informazione, ma dentro fino al collo nell’informazione, come quel tale che per capire quanto è cattiva la merda ne assaggia ogni giorno la sua bella cucchiaiata.
Se gli istruiti elzeviristi che hanno, in questi mesi, scritto così pensosamente a proposito della satira la facessero, la satira, capirebbero esattamente dove sta il busillis: facitori e amatori della satira colgono benone la vertiginosa distanza tra il salmastro, i fiori e il potere, e proprio perché la colgono ne sanno parlare la sanno conoscere. Ma non hanno ancora trovato la sapienza, o il coraggio per fare il grande salto, lasciare il centro, bastarsi ai margini
Forse, poi, la satira, una volta ritiratasi al mare e ai monti, troverebbe il moda di prendere per il culo il salmastro e i fiori. Troverebbe, insomma, un nuovo margine dal quale osservare il nuovo centro, e si ricomincerebbe daccapo
Il discorso è prematuro. Per adesso, la “Resistenza umana” fa ancora, e chissa per quanto, i conti con Cossiga, Andreotti, Craxi e l’intera collezione di pupi che teniamo sul comodino.
Però ci interroghiamo, continuiamo a interrogare sulla grande questione: perché proprio chi riesce a fare a meno del potere continua, ossessivamente, a parlarne? Dentro questo e altri poderosi dilemmi abita Cuore, e credo anche molti dei lettori di Cuore. Perché siamo gente allegra, ma anche, come dimostra questo piccolo scritto trimestrale, gente rompicoglioni. E i coglioni, in questo caso, sono i nostri.
MICHELE SERRA
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